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Vivere... Morire... Spetta a noi decidere?
Inserito da Elena il 1 Marzo 2011 - 1:17am in: Varie
Venerdì 25 febbraio presso il Teatro di Capanne si è tenuto il seminario "Vivere... Morire... Spetta a noi decidere?", promosso dall'associazione Scienza e Vita e riguardante il tema controverso del testamento biologico. L'introduzione del giornalista di Toscana Oggi, dott. Andrea Bernardini, ha messo in evidenza come centinaia di comuni in Italia abbiano approvato registri sul testamento biologico, nonostante la legge sul fine vita sia stata appena abbozzata. Gli accesi dibattiti, nati a partire dal caso di Eluana Englaro, non hanno avuto, comunque, il successo da molti sperato. Ad esempio, nel comune di Pisa, che conta quasi 90000 abitanti, sono stati depositati solo circa 60 testamenti.
Con la domanda: "La legge sul fine vita è una conquista di civiltà?" la parola è passata al professor Renzo Puccetti, medico specialista in medicina interna, master in bioetica e autore di numerosi libri. Il professor Puccetti ha illustrato come il testamento biologico prenda le mosse dalla mutata relazione medico-paziente. La parola paziente deriva dal latino patior che significa colui che soffre. Il paziente, non potendo risolvere da solo il suo problema, individua nel medico colui che può aiutarlo. Il sostantivo medico deriva dal sanscrito madh che significa colui che cura perché sa, proprio in questo suo "sapere" il paziente "cerca". I ruoli devono rimanere distinti: il paziente non può fare il medico e viceversa. Questa diversità tuttavia non contraddice una pari dignità, perché entrambi sono persone. Che ogni persona sia dotata di dignità incondizionata e inalienabile non è enunciato solo dalla dottrina cristiana, ma anche dal pensiero filosofico. Kant afferma che ciò che ha un prezzo può essere sostituito, ma ciò che è unico ha una dignità. L'uomo non può essere utilizzato come un mezzo né da altri né da se stesso, perché in tal modo viene violata la sua dignità. Ad un certo punto il rapporto medico-paziente si incrina. Il medico non è più solo medico, ma è anche ricercatore e il paziente diventa spesso strumento della sua ricerca. La persona malata perde la sua dignità, diventa caso clinico. Di fronte a questo tradimento si ha una reazione: l'introduzione del concetto di autodeterminazione (ogni individuo ha capacità di scelta autonoma e indipendente), lo stravolgimento del concetto di autonomia (autogoverno libero da interferenze e limitazioni, fino all'autodegradazione), l'incremento del contenzioso (denunce nei confronti dei medici).
In questo contesto nasce il testamento biologico, strumento concepito per sostenere la capacità di autonomia decisionale di un soggetto in stato di incoscienza. Il DAT (dichiarazione anticipata di testamento) richiede un iter ben preciso:
- il soggetto deve pensare bene a quali trattamenti vorrebbe in stato di incoscienza;
- deve trascrivere ciò che ha pensato;
- una persona di fiducia attualizzerà al momento dell'apertura del testamento, alle sue condizioni, ciò che ha scritto;
- un medico, da lui indicato, leggerà lo scritto;
- dopo la lettura i sanitari dovranno, infine, attuare la volontà espressa.
Diversi studi, per la maggior parte americani, hanno già individuato una serie di problemi. Spesso il paziente è disinformato sulle terapie utilizzate negli stati di incoscienza, che variano, comunque, da caso a caso, quindi ciò che scrive può non corrispondere a ciò che realmente vuole. Non c'è la certezza che un individuo che scrive il suo testamento biologico oggi possa avere le stesse idee tra alcuni anni, qualcosa nella sua vita può cambiare nel frattempo. Il fiduciario può essere influenzato da opinioni personali e il medico può non attuare correttamente ciò che ha letto. Ci sono anzi dati preoccupanti che mostrano come soggetti che hanno redatto un testamento biologico ricevano con minor frequenza anche terapie di base. Fa riflettere, a tal proposito, la storia di un uomo che aveva già scritto il suo testamento biologico e che, ricoverato per un infarto, d'improvviso si sentì male e chiese aiuto. Giunse subito un medico di passaggio con un defibrillatore, ma, nell'atto di rianimarlo, questi venne prontamente bloccato da infermiere e capo infermiere, entrambi a conoscenza del testamento. L'uomo morì.
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