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La Pentecoste, compimento della Pasqua
Inserito da don fabrizio il 21 Maggio 2011 - 2:51pm in: Articoli | Lettere del parroco
Con la domenica di Pentecoste si chiude il tempo pasquale. La Chiesa celebra in questo giorno il compiersi della promessa, ripetutamente fatta da Gesù ai suoi, circa il dono dello Spirito. L’importanza di questo evento impegna la comunità sin dalla vigilia. La Messa del giorno è infatti preceduta da una Messa vigiliare, presso non poche comunità ecclesiali celebrata nella notte.
Dalla Lettera sulla preparazione e celebrazione delle feste pasquali, al n° 107 si dice : «Il sacro tempo dei cinquanta giorni si conclude con la domenica di Pentecoste, in cui si commemora il dono dello Spirito Santo effuso sugli apostoli, i primordi della Chiesa e l’inizio della sua missione a “tutte le lingue, i popoli e le nazioni”. Sia favorita la celebrazione protratta dalla Messa della vigilia, che non riveste un carattere battesimale, come nella veglia pasquale, ma di intensa preghiera sull’esempio degli apostoli e dei discepoli, che perseveravano unanimi in preghiera con Maria, Madre di Gesù, nell’attesa dello Spirito Santo».
Presso gli Ebrei la festa della Pentecoste era inizialmente una gioiosa festa agricola chiamata “festa della mietitura” (Es 23,16) o “festa dei primi frutti” (Nm 28,26). Si celebrava il cinquantesimo giorno dopo la Pasqua e indicava l’inizio della mietitura del grano.
In altri passi era detta anche “festa dello Shavuot, delle Settimane” (Es 34, 22; Dt 16,10; 2Cr 8,13), poiché cadeva sette settimane dopo la Pasqua. Le sette settimane corrispondono al periodo dell’Omer, un periodo di lutto, memoria delle disgrazie accadute al popolo di Israele che terminava con la festa di Lag Ba Omer. Nella lingua greca, utilizzata dagli Ebrei che non abitavano in Palestina, la festa dello Shavuot veniva tradotta con la parola greca Pentecoste che significa appunto 50ª giornata. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12,31-32. Se lo scopo primitivo di questa festa era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, terminati i tempi biblici originari, gli Ebrei, a poco a poco le diedero un significato nuovo. Nel giorno di Pentecoste s’iniziò a commemorare il dono della Legge sul Sinai e della Alleanza. Questo giorno, descritto come «il giorno del dono della Legge» richiedeva che gli Ebrei passassero la vigilia della festa leggendo la Legge. Per gli Israeliti della diaspora questa festa poteva durare anche due giorni a causa dell’incertezza con cui calcolavano in che giorno iniziasse il nuovo mese nella terra d’Israele. In ogni caso, la Pentecoste era una delle tre festività, dette Shalosh regalim, feste del pellegrinaggio a Gerusalemme. La festa comportava infatti un pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra (‘asereth o ‘asartha) e particolari sacrifici. Come per la Pasqua, un gran numero di Ebrei provenienti da tutte le parti del mondo raggiungevano Gerusalemme per partecipare alla festa. Ed è in questo contesto che si colloca la prima Pentecoste cristiana in cui si celebra la discesa dello Spirito Santo che raduna nella Chiesa tutti i popoli. L’azione dello Spirito si contrappone alla babele dei popoli prodotta dalla superbia e dall’orgoglio umano. Nella Chiesa, per puro dono divino, l’uomo ritrova l’unità in se stesso e con gli altri. Il Risorto, che vive nell’uomo che lo accoglie, ricompone nell’armonia la dispersione causata dal peccato e pone nella storia il segno della creazione nuova che riprende il suo dominio sulla dissoluzione introdotta dall’antica disobbedienza. Lo Spirito Santo al momento della sua discesa, durante la Pentecoste, discende per dimorare nel suo corpo che è la Chiesa. "Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano.
Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua.
Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: 'Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com'è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?...".Se lo Spirito Santo viene sulla Chiesa proprio il giorno in cui in Israele si celebrava la festa della legge e dell’alleanza, è per indicare l’attuazione della profezia, cioè che lo Spirito Santo è la legge nuova, la legge spirituale che suggella la nuova ed eterna alleanza. Una legge scritta non più su tavole di pietra, ma su tavole di carne, che sono i cuori degli uomini. Lo spirito abbiamo detto non fa cose nuove ma fa nuove tutte le cose.
Una comunità si contraddistingue per essere luogo dove dimora lo S. Santo e dove lo Spirito con la S maiuscola dona un nuovo modo di “vedere Dio “, di pregare e di “vedere” nelle persone , fratelli da amare. Domandiamoci se noi viviamo sotto la legge vecchia o sotto la legge nuova? Compiamo i nostri doveri religiosi per costrizione, per timore e per abitudine, o invece per intima convinzione e quasi per attrazione? Sentiamo Dio come padre o come padrone? Le persone che abbiamo accanto li vediamo come fratelli ? Possa davvero lo Pentecoste rinnovare la nostra vita personale e comunitaria.
Il Signore è disposto a compiere tutto questo nella nostra vita e noi?
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