Pellegrinaggio a Padova 14 maggio 2011

A conclusione dell’attuale anno pastorale e del cammino fatto insieme, le cinque parrocchie che compongono la nostra unità pastorale, vale a dire Marti, Capanne, San Romano, Castel del Bosco e Montopoli, lo scorso 14 maggio hanno effettuato un pellegrinaggio a Padova.
Eravamo due pullman, quindi un centinaio di persone: su un mezzo viaggiavamo noi di Marti, insieme ad un gruppo di Capanne e San Romano; mentre sull’altro automezzo si trovavano i pellegrini di Montopoli e Castel del Bosco. Ad accompagnarci, i nostri sacerdoti: Don Fabrizio, Don Matteo e Padre Roberto oltre a Fra Agostino e Suor Ester di San Romano.
Il viaggio è stato tranquillo e al nostro arrivo a Padova, a dispetto delle previsioni, ci attendeva una bella giornata di sole. Come prima tappa del nostro pellegrinaggio abbiamo visitato la Chiesa di Santa Giustina, una delle prime martiri della cristianità e Patrona, insieme a S. Antonio, San Prosdocimo e San Daniele, della città di Padova. Giustina, appartenente a una distinta famiglia padovana, durante la persecuzione di Diocleziano, arrestata per la fede, fu condotta in tribunale. Non riuscendo a farla apostatare, il giudice la condannò alla pena capitale, eseguita il 7 ottobre del 304 d.C. La Basilica è bellissima ed enorme; oltre alle spoglie di Santa Giustina essa ospita le spoglie di diversi altri Santi tra cui le reliquie di san Mattia apostolo e san Luca evangelista. Proprio davanti la tomba di San Luca abbiamo pregato per le nostre comunità parrocchiali.
Subito dopo ci siamo recati presso la Basilica di Sant’Antonio, dove per le 10 era prevista le celebrazione della Eucaristia. Prima della Messa abbiamo avuto modo di visitare la Basilica con il bellissimo chiostro e ci è stato fatto visionare un video con la vita del Santo.
I nostri sacerdoti hanno poi concelebrato la S. Messa insieme ad un pellegrinaggio proveniente dall’Austria e la liturgia è stata animata proprio dal coro Austriaco.
Dopo la Messa ci aspettava la visita guidata: un frate del luogo, portandoci i saluti del rettore della Basilica, ci ha ampiamente illustrato sia la figura di Sant’Antonio, sia le bellezze artistiche del luogo in cui ci stavamo trovando. S. Antonio era nato a Lisbona, in Portogallo, 1195 col nome di Fernando. Primogenito maschio di una nobile famiglia era destinato ad ereditare i titoli e tutti i beni della sua casata, ma educato fin da bambino ai valori cattolici, si sentì ben presto chiamato alla vita religiosa. Entrò infatti nell’ordine dei monaci agostiniani, ma dopo un incontro con i frati di San Francesco, decise di diventare a sua volta francescano. È’ notoriamente e popolarmente considerato un grande santo, anche perché di lui si narrano grandi prodigi miracolosi, sia quando era in vita che dai primissimi tempi dalla sua morte e fino ai nostri giorni. Tali eventi prodigiosi furono di tale intensità e natura che facilitarono la sua rapida canonizzazione,inferiore ad un anno (è il Santo canonizzato più rapidamente nella storia della Chiesa) e la diffusione mondiale della sua devozione, che lo rendono il santo più venerato al mondo.
Fu un grandissimo predicatore: infatti, ci spiegava la nostra guida in Basilica, lui sapeva parlare di Dio ed arrivare a tutti i cuori, anche a quelli più difficili da raggiungere; sapeva “parlare bene” perché parlava con le parole giuste, vale a dire quelle di Dio. E’ curioso pensare, ci ha detto ancora il frate, come nel nostro tempo affollato di “discorsi” (siamo nell’era della globalizzazione, no?), non sappiamo più parlare tra noi, confrontarci, riuscire a capirci in maniera profonda l’un l’altro. Per questo la nostra società è sempre più sola e la gente più isolata ed infelice; abbiamo internet, social network, e-mail, sms ... eppure anche in famiglia non sappiamo più parlare ... Visto che Antonio parlava di Dio e per Dio, il Signore lo ha ricompensato anche dopo la morte per far riflettere anche noi su cosa sia davvero importante: infatti tra le reliquie conservate in Basilica e recuperate durante la ricognizione della tomba, anni e anni dopo la sua morte è stato ritrovato pressoché intatto l’apparato vocale e la lingua, cosa scientificamente impossibile!
Davanti alla tomba di questo grande Santo abbiamo pregato affidandogli la nostra vita e quella dei nostri cari, delle nostre comunità perché tra le tante cose di cui abbiamo bisogno, S. Antonio ci aiuti a “parlare bene” a ritrovare cioè il modo giusto di comunicare; per “gettare i ponti” tra le distanze che ci separano gli uni dagli altri.
Il nostro pellegrinaggio si è poi concluso dopo pranzo con la visita di un altro santuario padovano: quello di San Leopoldo Mandic. Nato nella Dalmazia meridionale nel 1866, in giovanissima età entra tra i Cappuccini di Venezia. Piccolo di statura, curvo e malfermo di salute, è uno dei santi più recenti della Chiesa cattolica. Entrato tra i Cappuccini, collabora alla riunificazione con la Chiesa ortodossa. Questo suo desiderio però non si realizza, perché nei monasteri dove viene assegnato gli vengono affidati altri incarichi. Si dedica soprattutto al ministero della Confessione a cui dedicherà pressoché tutta la vita. E’ apprezzato per la sua straordinaria mitezza. La sua salute man mano si deteriora, ma fino a quando gli è possibile non cessa di assolvere in nome di Dio e di indirizzare parole di incoraggiamento a quanti lo accostano. Muore nel 1942. La sua tomba, aperta dopo ventiquattro anni, ne rivela il corpo completamente intatto. Paolo VI lo ha beatificato nel 1976; Giovanni Paolo II, infine, lo ha canonizzato nel 1983.
Cosa dire al termine di questo nostro pellegrinaggio? Cosa ci resta di tutte le cose che abbiamo visto? Senz’altro la cosa più importate è riflettere sul messaggio che i Santi ci hanno voluto lasciare: personalmente mi piace pensare che i Santi siano quelle “luci” che Dio accende lungo il trascorrere del tempo e dei secoli per indicarci la via da seguire; per mostrarci il cammino da percorrere per arrivare al Cielo.

Padova 14.05.2011










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